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RASSEGNA CINEMA 2008/09
Ingresso: € 4,50
Abbonamento a 10 proiezioni: € 20,00
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giovedì 8 gennaio
ore 21.15
La classe - Entre les murs
Anno: 2008
Durata: 128'
Origine: FRANCIA
Genere: DRAMMATICO
Regia: Laurent Cantet
Attori: François Bégaudeau, Nassim Amrabt,
Laura Baquela
François insegna francese in una scuola difficile. La sua aspirazione è quella di riuscire a istruire i ragazzi senza però omologarli. Per riuscire a motivarli, quando sfuggono al controllo, è disposto anche ad andarli a cercare e a metterli davanti ai loro limiti. Pronto ad accettare talvolta il rischio di un clamoroso insuccesso.
PALMA D'ORO AL 61. FESTIVAL DI CANNES (2008)
"Si tratta di un quasi-documentario, tratto dal libro omonimo pubblicato due anni orsono dal trentasettenne Francois Bégaudeau, interpretato dallo stesso ex insegnante di scuola media e realizzato facendo interpretare se stessi a ventiquattro alunni della scuola di un quartiere «difficile» parigino. Grazie a un sofisticato lavoro preparatorio e al delicato equilibrio tra immedesimazioni e recitazioni, il risultato è intenso e originale, ancorché a rischio di monotonia specialistica. Comunque le lezioni, i collegi dei professori, gli scontri, l'irruzione del mondo esterno, i ruoli coperti o scoperti delle famiglie e la conflittualità permanente innescata dalla multietnicità del gruppo riescono nell'intento di comunicare non solo le pene della categoria disprezzata e malpagata degli insegnanti, ma anche i dubbi e i drammi dei ragazzi di umili origini incapaci di comprendere la necessità della diciplina e della gerarchia e sempre in bilico tra la scuola e la strada." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 25 maggio 2008)
"(…)Entre les murs è soprattutto un film sul linguaggio: il confronto con una lingua comune (il francese) trasforma l’aula in un teatro di guerra, in cui linguaggi differenti, luoghi di formazione del pensiero, depositari di caratteri culturali, sociali, generazionali si scontrano candidamente, ferocemente. Scarti linguistici, sfumature lost in translation, scollamenti netti tra competenze semantiche e contesto pragmatico, credenze, intuizioni, divergenze tra la conoscenza della lingua e quella della realtà: questi i motori, la parola e le sue anime; arma o scudo, strumento di formazione o mezzo di sopraffazione; Mondo, soprattutto. Il linguaggio crea la realtà e Cantet la coglie: Entre les murs è un filtro ad un tempo invisibile e illuminante, che del reale non disperde i moti contraddittori, ma li restituisce nella loro lancinante semplicità. Non c’è remora, non c’è compromesso in questo film adagiato sulla superficie esaustiva del vero. Un’opera imprescindibile, letteralmente intraducibile."
Giulio Sangiorgio www.spietati.it
"Con l’aiuto delle parole non si è mai potuto esprimere tutto quello che le parole nascondono” (E. Ionesco)
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giovedì 15 gennaio
ore 21.15
Rachel sta per sposarsi
Anno: 2008
Durata: 113'
Origine: USA
Genere: COMMEDIA
Regia: JONATHAN DEMME
Attori: Anne Hathaway, Rosemarie DeWitt, Mather
Zickel
Kym Buchmann torna a casa per il matrimonio di sua sorella Rachel. Ragazza dalla lingua tagliente e dai modi esuberanti, Kym, con i suoi atteggiamenti aggressivi e le reazioni esagerate, fa riemergere conflitti familiari sopiti da tempo, trasformando quello che doveva essere un piacevole fine settimana di festeggiamenti tra amici e parenti, in un condensato di tensioni e crisi personali.
ANNE HATHAWAY E' CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2009 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO
"Sarebbe sbagliato vedere 'Rachel Getting Married' come un film ad effetto, con lo scheletro nell'armadio. E' molto più semplice e complicato di così. E' il ritratto di una famiglia borghese e aperta come tante altre che cova le sue disgrazie e le sue gioie. Un microcosmo in cui lo spettatore può trovare di tutto, un piccolo palcoscenico non manipolato dalla visione del regista, ma aperto al contributo di chi osserva. Ognuno, in 'Rachel Getting Married' può trovare le proprie più profonde emozioni. Un miracolo di cinema, debitore all'esperienza documentaristica dell'ultimo Demme, che sembra spiare la realtà (alla Altman, ma anche alla Arthur Penn) rendendola pregna di materia invisibile a occhio nudo. (…) Demme è riuscito in pieno nell'intento. Con molta educazione, senza smargiassate, ci ha squarciato l'anima permettendoci di dare un'occhiata dentro". (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 4 settembre 2008)
"Jonathan Demme e Jenny Lumet, regista e giovane sceneggiatrice figlia del regista Sidney, riseppelliscono l'insuperabile disastro familiare nei sorrisi, nel silenzio e nella fuga, ma nell'intreccio di folla di invitati multietnici, e nel matrimonio stesso, tra la bianca Rachel e il nero Sidney, raccontano di una nuova società americana, democratica e aperta, quella che ha puntato tutte le sue speranze di vittoria in Obama". (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 4 settembre 2008)
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giovedì 22 gennaio
ore 21.15
Control
Anno:2007
Durata: 109'
Origine: AUSTRALIA, GRAN BRETAGNA
Genere: BIOGRAFIA
Regia: ANTON CORBIJN
Attori: Sam Riley, Samantha Morton,
Craig Parkinson
FILM D'APERTURA ALLA 39MA "QUINZAINE DES REALISATEURS" (CANNES, 2007), DOVE HA RICEVUTO UNA MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA DELLA CAMERA D'OR.
Ian Curtis morì suicida nel 1980, a 23 anni. Si impiccò un mese prima dell’ uscita di “Love Will Tear Us Apart”, l’ ultimo e il più struggente album dei Joy Division.
Anton Corbijn, che fotografò i Joy Division quasi trent’anni fa nel tunnel della metropolitana di Londra, racconta la vita e l’ arte di Curtis nel suo primo lungometraggio.
(…) Control non ha niente a che fare con l’autocompiacimento visivo e rumoroso che spesso è l’essenza dei film sui maudit del rock. Il bianco e nero essenziale, le ambientazioni low/ midle-class lo avvicinano piuttosto al “kitchen-sink” britannico dei primi anni ’60.
Non c’è traccia di glamour né di quell’esuberanza psichedelica e narcisista che contamina film come The Doors di Oliver Stone.
Lo sguardo di Corbijn è in bianco e nero come deve essere stata l’ Inghilterra post-punk e industriale degli ultimi anni ’70 e dei primissimi ’80. E’ un bianco e nero che vira al grigio come gli interni piccoli e piccolo-borghesi che ritrae. E come la malinconia di Ian che li pervade. Come la musica dei Joy Division: la malinconia di Control è una tristezza minimalista e stranamente pragmatica perché priva di orpelli, lineare nella sua intima depressione.
Ammalia perché puro, spoglio da qualsiasi trovata sentimentalistica.
E riesce a dire tutto quello che è necessario sapere senza abusare delle parole né della musica.
Il rischio di creare l’ennesima biografia “dannata” ad uso e consumo di orde di fedelissimi dell’ ultima ora era grosso. Ma Corbijn lo ha sapientemente annientato nell’ immagine del suo Ian: non il poeta sofferente distrutto dagli eccessi e dalla pressione del mondo, ma un ragazzo troppo confuso e, forse, troppo egoista. Sam Riley lo incarna alla perfezione, prestandogli il suo corpo e la sua voce straordinariamente somiglianti eppure diversi da qualsiasi immagine convenzionale.
I movimenti frenetici sul palco sono rivelati in tutta la loro bambinesca goffaggine, gli occhi appesantiti da una tristezza inspiegabile.
Samantha Morton è eccezionale nella sua arrendevole interpretazione di Deborah.
Con i suoi contrasti severi, le inquadrature lunghe e impietose che scavano la superficie di oggetti e persone, Corbijn ci racconta un’ altra storia. Non quella convenzionale di un antieroe romantico e tenebroso, ma quella di un ragazzo pieno di talento che ha solo sbagliato i tempi e ha voluto tutto troppo in fretta, forse alla ricerca di quel “controllo” che non era mai riuscito ad avere: una moglie, una figlia, la musica rock, un’amante. Pieno di poesia e di rarefatta e sincera dolcezza per le due donne che credeva di amare, ma al tempo stesso vigliacco ed egoista. Un ragazzo.
Senza concessioni di alcun tipo, né per la malattia, l’epilessia, né tantomeno per il suicidio, senza cercare cause e ragioni dolorose Corbijn parla di dolore e d’ amore.
Chi ha amato e ama i Joy Division, la loro musica dolorosamente emozionante, non può non amare Control. Nelle sue immagini è scritta una storia inespressa e silenziosa, un flusso di tristezza e verità assoluta.
Valentina Gentile (del 24/10/2008) www.sentieriselvaggi.it
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giovedì 29 gennaio
ore 21.15
Il passato è una terra straniera
Anno: 2008
Durata: 120'
Origine: ITALIA
Genere: PSICOLOGICO, THRILLER
Regia: DANIELE VICARI
Attori: Elio Germano, Michele Riondino,
Chiara Caselli
Quando Giorgio, studente universitario modello, per caso incontra Francesco che gioca a carte in casa di un'amica, subisce il suo fascino di giovane uomo vincente e misterioso. Pian piano la vita di Giorgio si sgretola come se i 22 anni passati nella tranquillità borghese non fossero mai esistiti e non avessero costruito in lui nessun valore.
Attratto verso un gorgo senza fine, Giorgio sembra risvegliarsi solo quando nella piccola città comincia a susseguirsi una serie di violenze sessuali ai danni di ragazze giovani dall'aspetto anonimo.
"Rifiutato da Venezia è tratto dal romanzo omonimo di Carofiglio, ha alle spalle una doppia produzione robusta come la Fandango e la R&C, è magnificamente fotografato da Gherarde Grossi. Ed è a suo modo un film di genere: un 'noir' che diventa oscuro, profondo, dostoevskiano, tutto costruito sul tema del doppio."
(Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 ottobre 2008)
"Un film inconsueto e speciale, di genere e degenere, un romanzo di formazione individuale e collettivo in cui Vicari, talento purissimo, artista e artigiano raffinato, porta l'abisso della 'vita spericolata' e la discussione sull'identità oltre il limite, senza furbe catarsi o lieti fini che giustifichino i mezzi.'Il passato è una terra straniera' si inserisce nel nuovo cinema inferno che da Cannes 2008 è decollato con Sorrentino, Garrone e Munzi, diversi ma scevri da conformismi e scorciatoie vigliacche. E l'Italia, che parafrasando i Coen 'non è un paese per giovani', può applaudire i suoi splendidi (quasi) quarantenni." (Boris Sollazzo, 'D News', 27 ottobre 2008)
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giovedì 5 febbraio
ore 21.15
Stella
Anno: 2008
Durata: 103'
Origine: FRANCIA
Genere: DRAMMATICO
Regia: SYLVIE VERHEYDE
Attori: Léora Barbara, Karole Rocher,
Benjamin Biolay
Parigi, 1977. Stella è una ragazzina di undici anni che vive in un quartiere operaio. Ammessa a frequentare una prestigiosa scuola parigina, incontra Gladys, sua unica vera amica, figlia di esuli ebrei argentini. Gladys la aiuterà a muovere i primi passi nel mondo reale.
"Sylvie Verheyde, al terzo lungometraggio, attinge alla sua autobiografia per ricostruire l'educazione sentimentale di una bimba fragile che sta diventando donna, di una troppo povera per le compagne di classe, e troppo ricca e parigina per le terre d'origine. Un'opera di formazione che sa essere ruvidamente sensuale con sua madre, triste e malinconica con il suo sogno d'amore Alain-Bernard, violenta e infine romantica quando una scena da "tempo delle mele" viene sottolineata imprevedibilmente dalla canzone 'Ti amo' di Umberto Tozzi, parte di una colonna sonora varia e strana ma coinvolgente. Con il gusto della semplicità, una regia pulita e una fotografia sempre adeguata, il racconto si sviluppa con poesia e realismo. Il segreto sta tutto nella normalità di una storia e negli universi che racconta: famiglia, scuola, classi sociali hanno cambiato componenti e struttura, ma le dinamiche rimangono le stesse e così i trent'anni di distanza non si sentono se non nella ricostruzione di ambienti e costumi, perfetta nonostante il piccolo budget. Lasciatevi conquistare da 'Stella' e dalla sua capacità di inoltrarsi con pe(n)sante leggerezza su temi forti e difficili, anche se solo per qualche secondo: la prof traumatizzata dai campi di sterminio, l'Argentina dei generali e dei desaparecidos, abusi e traumi sull'infanzia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 5 dicembre 2008)
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giovedì 12 febbraio
ore 21.15
Racconto di Natale
Anno: 2008
Durata: 143'
Origine: FRANCIA
Genere: DRAMMATICO
Regia: ARNAUD DESPLECHIN
Attori: Catherine Deneuve, Jean-Paul Roussillon,
Mathieu Amalric
Abel e Junon si sposano e hanno due figli: Joseph ed Elizabeth. Quando Joseph risulta colpito da una rara malattia genetica, si rende necessario un trapianto di midollo osseo. Poiché la sorellina è incompatibile, i genitori concepiscono un terzo figlio, Henri, nella speranza di riuscire a salvare Joseph. Purtroppo, neppure Henri può essere utile a Joseph che muore a sette anni. Nonostante la nascita di un altro figlio, il piccolo Ivan, la famiglia non riesce a superare il lungo trauma subìto, e negli anni i rapporti tra i fratelli saranno rari e sempre tesi.
PRESENTATO IN CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI CANNES (2008), DOVE CATHERINE DENEUVE HA RICEVUTO IL PREMIO SPECIALE DELLA 61° EDIZIONE (EX-AEQUO CON CLINT EASTWOOD)
"Lungo oltre due ore e mezza, con l'ambizione di catturare il mondo, il film ben fatto e consolatorio interpretato da Catherine Deneuve, da sua figlia Chiara e da suo genero, da molti altri attori, con una bravura calda e partecipe. E' forse la prima volta in cui la malattia non appare nel film come un evento unico e folgorante, ma come una componente della vita." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 5 dicembre 2008)
"Arnaud Desplechin gioca con la materia tipica del melò senza abbandonarsi al pianto, conservando qualche vezzo cinefilo e il ciglio asciutto che lo porta ad una cinica osservazione delle cose della vita, anche agiata. Il regista, col suo attore feticcio Matieu Amalric, tiene narrativamente in pugno amici e parenti nell'identikit di una famiglia allargata bisognosa urgente di una trasfusione compatibile. Ci sono scazzottate e confessioni, silenzi e nostalgie, ma con la padronanza fredda di chi ha già fatto i conti di un prisma psicologico variabile, inedito, in cui gli attori sono tutti in sintonia, bravi, meno la Deneuve che è bravissima." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 dicembre 2008)
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giovedì 19 febbraio
ore 21.15
The Orphanage
Anno: 2007
Durata: 100'
Origine: MESSICO, SPAGNA
Genere: HORROR
Regia: JUAN ANTONIO BAYONA
Attori: Belen Rueda, Fernando Cayo,
Roger Princep
Laura, insieme al marito e al figlio adottivo Simón di sette anni, decide di ristrutturare il vecchio orfanotrofio, dove era cresciuta, per convertirlo in un centro per bambini disabili. La nuova casa e i suoi dintorni misteriosi, stimolano l'immaginazione di Simón che dice di giocare con amici invisibili. All'inizio Laura, pensando che sia tutto frutto della fantasia del bambino, non fa molto caso a queste parole. Ma quando iniziano a verificarsi alcuni strani episodi, Laura ha i primi dubbi, chiedendo aiuto a dei parapsicologi per capire cosa sta succedendo...
"Si vede poco in 'The Orphanange' ma quel poco basta a trasmettere brividi di ignoti al più truculento degli splatter. Siamo piuttosto dalle parti di 'The Others' e del 'Sesto Senso'; in una versione più evoluta. La bella sceneggiatura gioca con la figura di Peter Pan, alternando soprannaturale e situazioni quotidiane, in un'atmosfera di mito. Geraldine Chaplin interpreta una medium." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 novembre 2008)
"Il giovane Bayona (classe '75), che ha studiato i classici, sa che maggiore è l'ambiguità migliore sarà l'effetto, e dimostra una mano già notevole benché non originalissima in un paio di lunghe scene madri abbastanza memorabili (la festa mascherata, l'esperimento con la medium). Fosse altrettanto incisivo nelle parti "adulte" di raccordo, 'El orfanato' sarebbe un gran bel film. Così resta un ottimo film di genere, con un paio di non indispensabili punte horror che sanno quasi di omaggio al produttore Guillermo Del Toro. Non è affatto poco."
(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 novembre 2008)
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giovedì 26 febbraio
ore 21.15
Od groba do groba
Di tomba in tomba
Anno: 2005
Durata: 103'
Origine: CROAZIA-SLOVENIA
Genere: COMMEDIA
Regia: JAN CVITKOVIC
Attori: Gregor Bakovic, Drago Milinovic,
Sonia Savic
Pero, trentenne di un piccolo villaggio sloveno, si guadagna da vivere scrivendo discorsi funebri nei quali sfoga le velleità letterarie ed esprime le sue idee sul mondo. Nella grande casa di famiglia, attorno alla quale gravitano diversi personaggi, Pero trascorre le giornate alle prese con gli amori e i matrimoni sbagliati delle sue sorelle, le aspirazioni suicide del padre e, soprattutto, i tentativi di conquistare il cuore di Renata, il grande amore della sua vita.
Vincitore del Torino Film Festival 2005 e premiato per la miglior regia a San Sebastian Odgrobadogroba - Di tomba in tomba è il terzo lungometraggio dello sloveno Jan Cvitkovic, un regista ben accolto nei festival europei fin dall’esordio di Kruh in mleko - Pane e latte che gli valse il “Leone del futuro” alla Mostra di Venezia del 2001. Se in quel caso il ritratto di una famiglia disperata era filmato in un austero bianco e nero, l’affresco umano di questo altro film è più colorato, buffo e a tratti simpatico, ma non per questo, a conti fatti, risulta più ottimista.
(…) La pellicola ci consente anche di sbirciare, seppure da un’angolatura più poetica che documentaria, nella vicinissima Slovenia. Nel film si sente molto chiaramente che l’Italia è giusto al di là del Carso: Iuki modifica senza sosta una Fiat 600 arrivando ad aggiungervi degli speroni rotanti dopo la visione di una corsa di bighe nel film di Maciste (per quella di Ben Hur la Warner Bros non ha concesso l’autorizzazione), Renata flirta con un assistente all’Università di Trento e Pero canta con sentimento, seppur con qualche variante, il Nessun dorma. D’altra parte però l’immancabile band tzigana arrangia I will survive e Sex Bomb, Pero si sente in dovere di corteggiare Renata indossando una camicia a fiori rosa probabilmente made in China, uno dei personaggi è stato per anni un emigrato in Germania, un altro lavorava su una piattaforma petrolifera in mezzo al mare. Queste superficiali note vogliono dar conto di quanto il film riesca anche a tratteggiare lo sradicamento di una giovane repubblica ex-jugoslava dove le cronache ci dicono vi sia uno dei tassi di suicidio più alti d’Europa. Ma il raggiungimento di questo quadro panoramico appare quasi casuale perché il film è costruito sulla quotidianità dei suoi personaggi, e li segue con un ritmo diseguale spesso grammaticalmente poco ortodosso. C’è quindi il sospetto che Jan Cvitkovic sia un autore smaliziato in grado di essere un buon osservatore della natura umana, senza prendersi troppo sul serio.
Tratto da Cinema.it - Recensione di Claudio Panella pubblicato: giovedì 24 luglio 2008
«Il film vuole raccontare una storia sull’intimità comune. La sola cosa che vorrei ottenere è che, guardandolo, qualcuno si riconoscesse in questa intimità e la vivesse come propria. L’idea di Odgrobadogroba è di non dire, spiegare, disapprovare o approvare alcunché. Perciò lo spettatore non deve avere un atteggiamento critico, ma semplicemente stare a guardare. Le cose esistono, sono complete in sé. Vorrei che la gente sentisse l’essenza del vivere, che non ha bisogno di essere giudicata o valutata». (J. Cvitkovicˇ)
> scheda
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