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Cinema Prima VisioneRassegna cinema di Qualità

Ingresso: € 4,50
Abbonamento a 10 proiezioni: € 20,00
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RASSEGNA 2010

giovedì 25 febbraio
ore 21.15

  • Anno: 2009
  • Durata: 110
  • Origine: FRANCIA
  • Genere: DRAMMATICO
  • Regia: PHILIPPE LIORET
  • Attori: VINCENT LINDON FIRAT AYVERDI AUDREY DANA DERYA AYVERDI
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"'Welcome', regia sapiente e profonda di Philippe Lioret, interpretazione come sopra di Vincent Lindon. Faccia storta e schiena dritta, icona di dolce forza e sensibile fragilità, quest'ultimo è un istruttore di nuoto che si trova il caparbio Bilal - rifugiato clandestino curdo irakeno - come allievo. Vuole attraversare la Manica a nuoto - siamo a Calais -, per raggiungere l'amore della sua vita. E Vincent lo aiuta perché spera di riconquistare la moglie e, forse, perché un figlio gli è mancato. Una storia d'amore, ma anche politica, sentimentale e militante. [...]" (Manlio Dolinar, Liberazione, 10 febbraio 2009)

"Nel ricondurre il dramma sociale dell'emigrazione clandestina in Europa a un dramma individuale, Lioret ha saputo toccare la corda del cuore e rappresentare senza esagerazioni il risvolto della xenofobia, che è poi la paura verso chi è spinto da un'altra paura. Non per questo si devono aprire le frontiere a chi non ne ha diritto, ma la tragedia - come sempre - non è quando c'è chi ha torto e chi ha ragione, ma si oppongono due ragioni egualmente rispettabili: quella di chi ha sudato ciò che ha contro quella di chi, a sua volta, vuole avere qualcosa. Ogni semplificazione, che riduca l'immigrato clandestino all'invasore o che lo promuova a liberatore, sfocia nell'utopia oggi, nel sangue domani. Con 'Welcome', titolo ironico, Lioret ha colto l'essenza del problema." (Maurizio Cabona, Il Giornale, 8 febbraio 2009)

"Difficile trovare titolo più ironico e amaro per un film secco ed efficace come pochi, che concentra una tragedia dei nostri giorni in un pugno di figure e conflitti tanto essenziali da togliere davvero, rieccoci, il respiro. Che un film così incassi 20 milioni di euro in Francia è forse una magra consolazione. Ma è già qualcosa." (Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 11 dicembre 2009)

"(…) tuttavia il vero pregio di 'Welcome' è nella capacità di Lloret di assorbire le problematiche all'interno di una ben congegnata struttura drammaturgica, creando personaggi di sfumato spessore esistenziale con cui pian piano entriamo in un contatto di partecipazione umana, che va ben al di là di ogni discorso militante." (Alessandra Levantesi, La Stampa, 11 dicembre 2009)



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SOUL KITCHEN
RASSEGNA 2010

giovedì 4 marzo
ore 21.15

  • Anno: 2009
  • Durata: 99
  • Origine: GERMANIA
  • Genere: COMMEDIA
  • Regia: FATIH AKIN
  • Attori: ADAM BOUSDOUKOS MORITZ BLEIBTREU ANNA BEDERKE PHELINE ROGGAN
» TRAMA

PREMIO SPECIALE ALLA 66°MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009)
PRESENTATO AL 60°FESTIVAL DI BERLINO NELLA SEZIONE GERMAN CINEMA. (2010)

"Con 'Soul Kitchen', il regista turco-tedesco Fatih Akin abbandona le storie drammatiche che l'hanno fatto conoscere ('La sposa turca' e 'Ai confini del paradiso') per raccontare le disavventure di una sgangherata taverna di periferia ad Amburgo e del suo confuso proprietario, indeciso tra il lavoro e una fidanzata in partenza per Shanghai. I temi dei film precedenti fanno capolino anche qui - il protagonista è un tedesco immigrato (di origini greche), il fratello preferisce la malavita all'integrazione, i giovani faticano a trovare ascolto, la borghesia è infida e avida - ma tutto è raccontato con il tono spensierato della commedia, capace ogni tanto di strappare qualche sonora risata.(...)"
(Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 11 settembre 2009)

"Il film si avvale di una sceneggiatura ben scritta, con personaggi molto ben delineati e tutti con qualcosa di irrimediabilmente riconoscibile: dal fratello cialtrone all'estrattrice del fisco alla cameriera fino a Kemal, detto il rompi ossa, che si incaricherà, con gran paura di Zinos, di mettere fine a una terapia d'urto imperdibile quanto autarchica, ai suoi problemi. 'Soul Kitchen' è certamente uno dei film meglio congegnati visti alla Mostra, vitale, cangiante, multiplo, perché alla fine i soldi per rimettere tutto a posto Zinos li va a prendere dove può e deve, una volta tanto."
(Giacomo Mancini, Il Riformista, 11 settembre 2009)

"'Soul Kitchen' non è un film di battute, ma è costruito su una prodigiosa sceneggiatura a orologeria dove ogni dettaglio è buffo e indispensabile."
(Alberto Crespi, L'Unità, 11 settembre 2009)

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IL RICCIO
RASSEGNA 2010

giovedì 11 marzo
ore 21.15

  • Anno: 2009
  • Durata: 100
  • Origine: FRANCIA
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Regia: MONA ACHACHE
  • Attori: JOSIANE BALASKO GARANCE LE GUILLERMIC TOGO IGAWA ANNE BROCHET
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"Quando è venuta a Roma a presentare 'Il riccio', adattamento cinematografico del best-seller 'L'eleganza del riccio' di Muriel Barbery, la regista Mona Achache era quasi sulla difensiva, perché in Francia, paese natale della Barbery e della Achache, il film è stato accolto da reazioni miste, come sempre succede quando si porta sul grande schermo un romanzo molto amato. Achace non dovrebbe preoccuparsi: 'Il riccio' è, in una parola, elegante, e riesce a raccontare in modo fortemente visivo quello che, sulla pagina, era narrato facendo uso sapiente della parola attraverso il diario di Paloma, una ragazzina delusa dalla vita e annoiata dal suo tran tran familiare, che medita di uccidersi il giorno del suo tredicesimo compleanno. (...) La storia de 'Il riccio' si sviluppa sul grande schermo con una lentezza studiata, quasi orientale, grande attenzione viene data alla composizione dell'immagine e a dettagli che rendono il film quasi tridimensionale, dettagli come l'attenzione ai tessuti, alle tappezzerie, alla carta da regalo con cui il signor Ozu avvolge i suoi pacchetti: un'attenzione da pittura di Matisse che rende più ricca e intensa ogni inquadratura, ma che a tratti può risultare un po' stucchevole, come la logorrea e il cinismo molto haute bourgeois di Paloma. La scelta dell'attrice e regista Josiane Balasko nei panni della portiera Renée è invece azzeccatissima. (...) 'Il riccio' è un'opera prima con qualche ingenuità e qualche vezzo da intellettuale della rive gauche, ma è efficace nella sua narrazione scarna quanto ad avvenimenti e a dialoghi, e opulenta quanto ad ambientazioni e costumi. E anche se alcuni elementi del romanzo vengono significativamente modificati lo spirito del libro rimane intatto, e il messaggio sull'eleganza di tanti dimenticati, quelli che «non sappiamo riconoscere perché non li abbiamo mai visti», arriva dritto al cuore degli spettatori." (Paola Casella, Europa, 02 gennaio 2010)

"Non era facile portare sullo schermo 'L'eleganza del riccio' di Muriel Barbéry (ed. E/O), best-seller iperletterario (ma con leggerezza) articolato in una serie di monologhi. L'esordiente Mona Achache sceglie la semplicità, ovvero la simpatia e la vivacità, trasformando i monologhi nelle scene filmate da Paloma o nei disegni che esegue a getto continuo. E accentuando il carattere da fiaba gentile della vicenda (rititolata 'Il riccio' anche per sottolineare il dichiarato distacco della scrittrice dalla versione cinematografica). Ne esce un film svelto, illustrativo, forse non molto ambizioso ma a suo modo del tutto riuscito. Il che non guasta."
(Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 05 gennaio 2010)

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IL CANTO DELLE SPOSE
RASSEGNA 2010

giovedì 18 marzo
ore 21.15

  • Anno: 2008
  • Durata: 100
  • Origine: FRANCIA
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Regia: KARIN ALBOU
  • Attori: LIZZIE BROCHERÉ OLYMPE BORVAL NAJIB OUDGHIRI SIMON ABKARIAN
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Tunisia, durante la II Guerra Mondiale. Nour e Myriam sono due ragazze adolescenti che vivono nello stesso quartiere e che, nonostante siano una musulmana e l'altra ebrea, sono legate da una forte amicizia. Nour, promessa sposa a suo cugino Khaled, vorrebbe frequentare la scuola come la sua amica. Myriam, dal canto suo, sogna di trovare anche lei, come la sua amica, il "principe azzurro" e di coronare il suo sogno d'amore. Mentre il matrimonio di Nour viene rinviato mese dopo mese perché Khaled non riesce a trovare un lavoro, nel novembre del 1942, l'ingresso dell'esercito nazista a Tunisi cambia per sempre la vita di Myriam. A sua madre Tita viene proibito di lavorare perché di religione ebraica e alla ragazza non resta che accettare di sposare un ricco medico. Le esistenze di Myriam e Nour e il loro stesso legame saranno messi a dura prova...

"Basterebbe questo sguardo così inconsueto su una tragedia vista quasi sempre con occhi europei a dire l'interesse eccezionale del secondo film della franco-algerina Karin Albou (...) bravissima a rievocare un'intera epoca in pochi scorci (...). Sottolineando, a volte un poco didascalicamente, le contraddizioni più sanguinose (...). Con una precisione e un'immediatezza che solo il cinema può rendere con tanta fedeltà." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 dicembre 2009)

Si capisce che alla regista interessano i corpi femminili, più o meno segregati e sempre prigionieri della volontà maschile. Interessano gli sguardi di complicità adolescenziale, le testoline con nastri tra i capelli appoggiate teneramente fronte a fronte, le parole mormorate in confidenza (baci e principi azzurri, perlopiù ) tra i vapori dell'hamman."
('Il Foglio', 19 dicembre 2009).

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L’UOMO CHE VERRA’
RASSEGNA 2010

giovedì 25 marzo
ore 21.15

  • Anno: 2009
  • Durata: 117
  • Origine: ITALIA
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Regia: GIORGIO DIRITTI
  • Attori: ALBA ROHRWACHER MAYA SANSA CLAUDIO CASADIO GRETA ZUCCHERI MONTANARI
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(…) Il senso diffuso della comunità, della polis, su cui si costruisce il film, sta nella vita contadina che odora di stalla, di fame ancestrale, di amore viscerale, di arcaica sacralità religiosa, di neve vera messa in scena senza l'ausilio di ridicoli macchinari del cinematografo hollywoodiano. Realismo antropologico, più che realismo storico, basato sulla rappresentazione materica di una di quelle antiche e numerose famiglie contadine piene di figli, nipoti, letti sovrappopolati non per miseria ma per riscaldarsi corporeamente dal clima freddo. Attimi di assoluta purezza morale, di delicato e sincero umanesimo che Diritti, autore del soggetto del film, nonché della sceneggiatura con i giovani Giovanni Galavotti e Tania Pedroni, riproduce visivamente in sequenze che mancavano al cinema italiano da parecchi lustri."
(Davide Turrini, Liberazione, 22 ottobre 2009)

"La sobrietà rispettosa e realistica, perfino nella tragedia disumana della strage, la grandezza morale dei protagonisti, la bravura degli interpreti (Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio), la bellezza indifferente della campagna e delle nebbie e dei diluvi rendono il film ammirevole."
(Lietta Tornabuoni, La Stampa, 22 ottobre 2009)

"Film così aiutano ad allontanarsi dall'estetica di plastica delle fiction per tornare a misurarsi con la vera forza delle immagini e con la grande scommessa del cinema. Che è quella di emozionare e insieme far riflettere. Ritmato dal passare delle stagioni, il film racconta dieci mesi, dal dicembre '43 ai primi di ottobre del '44, di una famiglia di contadini nei pressi di Marzabotto (...). Recuperando una moralità troppe volte dimenticata, evitando qualsiasi gratuita spettacolarizzazione, Diritti non ci racconta uno dei tanti eccidi dell' ultimo conflitto ma il destino di vittime che la guerra fa cadere sulle persone: evita le trappole della revisione storiografica, dimostra un pudore coraggioso di fronte alla messa in scena della morte e riesce a fare un film che è soprattutto un inno alla vita, aiutato in questo da un cast perfetto dove professionisti (Maya Sansa e Alba Rohrwacher, ottime; Claudio Casadio, sorprendente) e non (la piccola Greta Zuccheri Montanari nel ruolo di Martina; le comparse del luogo) sanno trasmettere un' immagine indimenticabile di verità e di dolore."
(Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 22 ottobre 2009)

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LOURDES
RASSEGNA 2010

giovedì 1 aprile
ore 21.15

  • Anno: 2009
  • Durata: 99
  • Origine: AUSTRIA, FRANCIA, GERMANIA
  • Genere: DRAMMATICO
  • Regia: JESSICA HAUSNER
  • Attori: SYLVIE TESTUD LÉA SEYDOUX BRUNO TODESCHINI ELINA LÖWENSOHN
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"'Lourdes' è stato ideato e girato dalla viennese Jessica Hausner in occasione dei centocinquant'anni delle apparizioni mariane nella cittadina francese. Un racconto condotto con eccezionale abilità tra fideismo e blasfemia, documentarismo iper-oggettivo e suspense enigmatica, in apparenza freddo, asettico resoconto del pellegrinaggio di una ragazza paraplegica francese, ma in realtà sottilissima, poliedrica trasfigurazione del Dubbio Primario palleggiato tra credenti e laici. Le guarigioni che come lampi abbaglianti squarciano il muro di quotidiana mestizia e contrizione di masse sterminate e sventurate sono miracoli, fenomeni naturali o truffe organizzate da un agghiacciante congegno ecclesiastico-turistico? Delicatissimo nel suo linguaggio come sospeso sulla minaccia (positiva o negativa, fa lo stesso) dell'evento, 'Lourdes' è finora il migliore film visto a Venezia.
(Valerio Caprara, Il Mattino, 05 settembre 2009)

"Hausner filma con misura, tra l'altro è abbastanza difficile entrare nei luoghi di Lourdes con una macchina da presa, infatti ci sono voluti mesi di preparazione. Filma l'attesa, le tappe obbligate, quel momento collettivo in cui gli attori si confondono coi malati veri. Non distorce anzi è quasi realista, luce e folla da sé declinano l'incubo di uno stordimento. Lourdes è un luogo crudele, il miracolo non arriva mai, la sua mitologia è piena di miracoli passeggeri, di guarigoni date e poi tolte da un dio beffardo, tutto il contrario di quanto la fede lo vorrebbe, buono e eterno. Ma pensare il film di Jessica Hausner come una riflessione sul cattolicesimo è limitante. 'Lourdes' è piuttosto un teatro della vita, coi suoi ineffabili casi di felicità conquistate e perdute, epifanie di benessere che svaniscono senza ragioni, e la giusta ironia. (...)"
(Cristina Piccino, Il Manifesto, 05 settembre 2009)

"Un film assai rispettoso dei sentimenti e delle speranze dei 700 milioni di pellegrini che, spinti dalla fede, si sono recati a Lourdes in cerca di guarigione. Ma l'opera rivendica uno sguardo laico e disincantato nel quale molti credenti faranno fatica a ritrovarsi. (...) Il che rende il suo lavoro, per così dire, double face. Non a caso a Venezia ha vinto sia i premi cattolici Signis e Navicella, assegnati da chi ha riconosciuto alla Hausner il merito di sapersi confrontare con il tema del sacro, sia il Premio Brian degli Atei e Agnostici Razionalistici che della pellicola hanno apprezzato gli aspetti più critici, condividendo quell'idea di «miracolo come paradosso» e «incrinatura della logica», piuttosto che manifestazione misteriosa di un disegno divino." (Alessandra De Luca, Avvenire, 06 febbraio, 2010)

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